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del Palio 2008


PER TRE MESI E MEZZO GIACQUERO IN QUELL’ORRIBILE
CARCERE.....
Siamo nell'Anno del Signore 1409, la Chiesa è lacerata dallo Scisma
d'Occidente.
Branda Castiglioni è Vescovo di Piacenza e, come tale, partecipa al Concilio
di Pisa: nei giorni che corrono dal 10 al 27 Luglio di quell'anno, egli
siede fra i Padri Conciliari che avevano assistito all'elezione
dell'antipapa Alessandro V (Pietro Filargo di Creta, già Arcivescovo di
Milano), in deliberata contrapposizione all'unico Papa canonicamente eletto,
Gregorio XII, che risiedeva a Roma. Aggrovigliava ulteriormente la
situazione la presenza di un altro antipapa, precedentemente eletto ad
Avignone: Benedetto XIII.
La presenza di monsignor Castiglioni all'assise pisana non passa sotto
silenzio, tanto che Papa Gregorio XII incarica Bartolomeo Caccia d'impedire
che in Piacenza, dove Branda era Vescovo, si prestasse obbedienza ai
deliberati del Concilio Pisano e a tale scopo lo elegge Legato Apostolico in
Lombardia. Alessandro V, invece, riconferma la sua fiducia in monsignor
Castiglioni e l'anno seguente, nel 1410, lo nomina a sua volta Visitatore in
Lombardia, donandogli allo scopo una bella mula bianca e facendolo seguire
da due Abati, due Scrittori Apostolici diversi Preti e Nobili laici in
numero di quattordici. La visita non sarebbe dovuta durare a lungo:
l'antipapa pisano concesse solo quindici giorni di congedo per compiere il
viaggio, poiché tanto grande era la stima e la considerazione che Alessandro
V nutriva verso Branda da non potersene separare per lungo tempo.
Tuttavia ciò non fu possibile perché accadde ben altro.
Partita da Bologna, la mattina del 17 Marzo 1410, Lunedì santo, la missione
pontificia giunge a Borgo San Donnino (Fidenza) per trovare ristoro e
riposo, con l'intento di proseguire in giornata il viaggio per Piacenza.
Ripreso il cammino, e non ancora oltrepassato lo Stirane, monsignor Branda
viene raggiunto da Pietro da Mantova, uno degli uomini del signore locale,
il marchese Orlando Pallavicino, che per suo tramite gli manda a dire di
volergli parlare. Il Castiglioni, pur sapendo di non avere avuto niente a
che fare col Marchese, accetta l'invito, ben conoscendo la necessità di non
opporsi al volere di quei Signorotti, e ritorna a Borgo San Donnino, dove
invece del marchese Pallavicino trova ad attenderlo il Podestà, Gilbertino
Tocchi, che lo interroga sui motivi di quel viaggio verso Piacenza con un
tale seguito. Le motivazioni addotte da monsignor Branda non bastano a
distogliere il Podestà dall'iniquo progetto: giunta ormai la sera, gli
sgherri del Pallavicino, tra i quali un certo Antonio Bottazzi da Busseto,
arrestano tutti i membri della delegazione pontificia tra cui lo stesso
Castiglioni. Dopo aver tolto loro i cavalli, le mule, le valigie, le vesti,
gli anelli, i piviali e le reliquie, li trasferiscono in carcere a Busseto,
incatenati e fra una scorta di armati, a capo dei quali un certo Bartolomeo
Lazzaroni di Crema, insieme a Leone Abate di Cereto e a Gilforte Abate di S.
Bartolomeo di Pavia. Lo stesso Castiglioni lascerà scritto che il Mercoledì
santo fu spogliato alla presenza dei custodi e di un Antonio da Cremona, e
che gli uomini del suo seguito, rinchiusi nelle prigioni, furono anche
picchiati. Per tre mesi e mezzo giacquero in quell'orribile carcere,
tormentati dalle catene e dalla fame. Viene intanto a morte Alessandro V,
che si era più volte appellato al marchese Pallavicino per chiedere la
liberazione del Branda, e viene eletto dai cardinali dell'obbedienza pisana
un nuovo antipapa: il cardinale Baldassare Cossa, che sì fa chiamare
Giovanni XXIII, il quale mette in opera ogni tentativo per la liberazione di
monsignor Castiglioni. Perfino Sigismondo, Re dei Romani, che conobbe
personalmente Branda durante le Legazioni di questi in Germania, scrive al
marchese facendo le sue rimostranze e chiedendo l'immediata liberazione del
Legato e del suo seguito. Nonostante l'interessamento e le intimazioni di
tutte queste personalità, Pallavicino risponde tergiversando e sostenendo di
essere a conoscenza di progetti eversivi del Branda contro la sua persona,
contro il suo Stato e persino contro i diritti del Sacro Romano Impero
sull'Italia.
Solo i parenti del Castiglioni con un riscatto di ben mille Ducati d'oro di
Venezia e di duecento Fiorini di Firenze, riescono ad ottenere la
liberazione del Legato e del suo seguito.
Riacquistata la libertà, Branda redige un memoriale particolareggiato che
invia a Giovanni XXIII, il quale apre un'inchiesta e nomina una commissione
presieduta dal cardinale Giordano Orsini, che dichiarerà scomunicato il
marchese Pallavicino con tutti i suoi complici, e sottoporrà le terre di
Busseto e di Borgo San Donnino all'interdetto.
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