Museo della Collegiata

Il Museo della Collegiata è un complesso monumentale: ospita la Chiesa Collegiata, le sale espositive nell’antica canonica e il Battistero.
Sulle rovine dell’antica rocca, di cui si attraversano i resti del portale d’ingresso per accedere al sagrato, il cardinale Branda Castiglioni volle costruire la nuova Chiesa Collegiata, come concesso con bolla papale del 07 gennaio 1422 da Martino V, dedicata alla Madonna del Rosario e ai Santi Stefano e Lorenzo.

Il progetto fu affidato ai Solari, architetti ticinesi noti per aver contribuito al rinnovamento di Milano e Pavia, che lo realizzarono nell’arco di un triennio: l’edificio in stile gotico lombardo fu infatti consacrato il 25 marzo 1425 in presenza del Cardinale stesso.

La Collegiata

La facciata a capanna è impreziosita da un bellissimo rosone e da una lunetta riccamente scolpita con i santi patroni.
L’accesso all’interno della chiesa avviene dalla biglietteria del Museo.
Una luce meravigliosa accoglie nell’aula a pianta basilicale: l’attenzione è subito catturata dall’abside dove i maestri toscani chiamati dal Cardinale hanno affrescato una pagina celeberrima della storia dell’arte.

Masolino firma il ciclo delle “Storie della Vergine”, nelle sei vele, dall’Annunciazione all’Incoronazione della Vergine, un tripudio di colori testimonia il passaggio dal gotico internazionale alla pittura rinascimentale.
Nel registro inferiore il fiorentino Paolo Schiavo e il senese Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta hanno invece affrescato le storie dei Santi Stefano e Lorenzo, secondo il racconto della famosissima “Leggenda aurea”.
Alla sinistra dell’altare, in un prezioso sarcofago di pietra, retto dalle virtù, riposano da quasi sei secoli le spoglie mortali del cardinale Branda Castiglioni.

La Collegiata non ospita solo i celebri affreschi di Masolino, ma anche una significativa collezione di opere mobili – oreficerie quattrocentesche, grandi manoscritti miniati di canto corale, dipinti su tavola, sculture, avori – che è stata valorizzata da un nuovo, scenografico allestimento, ospitato nell’antica Canonica del XV secolo, voluta dal Cardinale stesso.

SALE MUSEALI DELL’ANTICA CANONICA

MASOLINO DA PANICALE
Masolino da Panicale, al secolo Tommaso di Cristoforo Fini (Panicale 1383 c. – Firenze 1440 c.) fu allievo dello Starnina e di Ghiberti, secondo Vasari collaborò alla prima porta del Battistero di Firenze. Masolino si iscrisse all’Arte dei medici e speziali nel 1423, un anno dopo Masaccio che fu suo sodale nella realizzazione del notissimo ciclo di affreschi della Cappella Brancacci nella Chiesa del Carmine a Firenze. Dopo un soggiorno in Ungheria, tra il 1425 e il 1427, lavorò per il cardinale Branda Castiglioni a Roma nella chiesa di San Clemente al Laterano e poi a Castiglione Olona. Masolino “è artista sereno, amico della Grazia, narratore non possente ma piacevole e semplice”, secondo la celebre definizione del Toesca. Nelle movenze ancora tardogotiche della sua arte si innestano preziose gemme di novità rinascimentali che brillano soprattutto a Castiglione Olona.

RECENSIONE D’AUTORE
Tra i visitatori illustri di Castiglione Olona merita di essere ricordato Gabriele D’Annunzio, che in “Faville del
maglio” sul Corriere della Sera del 3 marzo 1912 lasciò questa recensione:
“Mi ricordo del meraviglioso piacere ch’ebbi a Castiglione Olona, entrando nel Battistero e trovandomi immerso nella pittura di Masolino come in una fresca prateria toscana fiorita di fiori gialletti e rossetti.
Che cosa di nuovo s’aggiunge al mio godimento nel rinvenire lo squisitissimo artefice entro quella specie di mistica cittadella fiorentina edificata dal Cardinal Branda sul colle lombardo? L’avevo conosciuto nella Cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine”
[a Firenze].

BATTISTERO DI  SAN GIOVANNI BATTISTA
La visita al Museo della Collegiata termina nel Battistero.
Negli affreschi che qui raffigurano le “Storie di San Giovanni Battista”, Masolino dosa sapientemente fughe prospettiche e dolcezze gotiche, vedute a volo di uccello e lavorazioni attinte all’oreficeria, lasciando sulle pareti del Battistero,
con la sua suggestiva mescolanza di paesaggi e architetture, storia religiosa e attualità rinascimentale, amalgamate dalla limpida atmosfera caratteristica del pittore, una delle vette artistiche del primo Rinascimento italiano.
Le scene del Banchetto di Erode e del Battesimo di Cristo, riprodotte su tutti i libri di storia dell’arte, hanno il potere di immergere l’osservatore in uno spaccato di vita di corte del XV secolo e in un paesaggio senza tempo.
Chiunque ami l’arte – appassionato, esperto o semplice curioso che sia – non può lasciarsi sfuggire una visita a questo capolavoro.